#vitamia

E ora si parte con la seconda fascia di età: dai 70 ai 79 anni. Dal 15 marzo sono aperte le iscrizioni.
Il cittadino appartenente a questa fascia di età si può prenotare liberamente sul sito http://www.ilpiemontetivaccina.it . Spero che a casa il settantenne con la moglie ha internet e riesca a collegarsi. Invece ho avuto rimostranze di pazienti che non hanno internet. Allora su, figli o nipoti o vicini di casa, iscrivete i vostri parenti sul sito in modo che abbiano la possibilità di fare il vaccino. Invece chi è da solo come può fare?
Noi medici NON POSSIAMO ISCRIVERLI, perché nella compilazione chiedono i dati personali.
Per un paziente che ha più di 80 anni e che dovevamo inserire noi, ad esempio ho dovuto chiedere al nipote se mi dava il permesso di mettere come riferimento il suo cellulare, così suo zio ha potuto fare il vaccino.
Naturalmente è abitudine fare le pentole senza coperchi!
BUONA VITA A TUTTI E SPERIAMO BENE!

#vitamia

“Pensiamo sempre di avere tanto tempo davanti per fare questo e quello. Poi le malattie ti ricordano che forse un giorno tutto finisce e quel giorno potrebbe essere anche il giorno dopo o il mese dopo… soprattutto capisci che tutti i tuoi progetti e pensieri per il futuro svaniscono nel nulla. Soprattutto capisci che la rabbia, lo stress, la fatica, l’angoscia, l’amore, la noia, la follia… ogni sentimento è un attimo, come un respiro, come un soffio di vento e poi non c’è più nulla.
Forse che dovremmo vivere ogni giorno come fosse ultimo?
Forse che dovremmo fare tutto di corsa per non lasciarci sfuggire nulla?
Forse che dovremmo respirare tutto d’un fiato per non perdere un sospiro?
Forse che dovremmo ascoltare ogni battito per non perdere un colpo?
Forse che dovremmo imparare ad amarci, così ameremo ciò che faremo, ciò che toccheremo, ciò che ci circonda.
Ascoltando il battito, accogliendo il sospiro, fermando la corsa,
Avremo tra le mani la nostra vita.
Vedremo i nostri sogni, i nostri progetti, i nostri pensieri, noi!”
G.Rulli

#vitamia

Dopo trent’anni “Balla coi lupi” va ancora in onda. Forse è uno dei film che mi è rimasto dentro insieme a “Nuovo cinema paradiso “, in ricordo di un periodo particolare della mia vita. Era 1990 e frequentavo l’università. Quella sera tra l’altro ricordo che dietro di me sedeva il professore di patologia medica. Il giorno dopo avrei dovuto dare l’esame con lui e vederlo lì mi preoccupava che avesse potuto compromettere l’esito se si fosse ricordato della mia presenza al cinema.

Un film sognante e nello stesso tempo realistico. È stato emozionante, per la qualità del film, e nello stesso tempo “rabbiante”: la denuncia del comportamento americano nei confronti degli indigeni americani, l’invasione, l’appropriarsi e addirittura l’espropriazione dura e crudele dei loro territori è disarmante! L’amore e la vera amicizia sviluppatasi tra un uomo e un popolo sconosciuto o meglio poco compreso, è rappresentata in modo esemplare da un ottimo protagonista.

#vitamia

Era il 1 gennaio 1996. Ebbene quella mattina avevo finito il turno notturno di guardia medica. Erano ancora i primi anni di lavoro per cui non so più quanti turni prefestivi e festivi in guardia medica quindi niente cenoni e veglioni. Le priorità erano altre: appena sposati, la casa appena comprata e ristrutturata, la posizione lavorativa da cercare di consolidare.
Mauri era venuto in sede poco prima della mezzanotte. Allora la sede di Biella era affianco alla croce rossa. Quindi a mezzanotte abbiamo brindato tutti insieme e poi ognuno è tornato al proprio posto.
Quando quella mattina sono arrivata a casa ho visto Mauri rimasto a dormire sul divano. L’ho svegliato e
:- basta via ci mettiamo in macchina e vediamo dove ci porta.
E così percorrendo il lungolago Maggiore siamo arrivati a Locarno.

#vitamia

Quante volte ci è capitato singolarmente di attraversare periodi più meno lunghi, mesi magari un anno intero, un po’ preoccupanti, tristi e alcune volte demoralizzanti. Avremmo voluto così lasciarci indietro l’anno colpevole e volgevamo lo sguardo fiducioso verso il nuovo in arrivo, speranzosi che molte cose sarebbero cambiate.
Ebbene in questo 2020 siamo stati tutti insieme coinvolti in questo evento assurdo e surreale.
C’è chi ha perso la persona cara, chi ha sofferto essendo stato contagiato, chi lavorando ha patito per tutte le sofferenze.
Siamo stati tutti vicini ad incoraggiarci l’uno all’altro, a sostenerci, a cercare di trovare soluzioni più appropriati.
Ognuno di noi ha cercato di reagire come meglio ha potuto nella situazione di sofferenza e sopportazione, nella quale si trovava.
Abbiamo cercato, con qualsiasi sforzo, di tirare il meglio di noi a favore degli altri.
Forza ora guardiamo veramente al nuovo anno e di nuovo tutti insieme sosteniamoci sempre e la speranza abbraccerà tutti noi e ci porterà fuori da questo incubo. Apriamo le porte al nuovo che avanza.
Accogliamo il nuovo anno come fosse il primo figlio e coccoliamolo così sarà magnanime nei nostri confronti
Un caro augurio a tutti voi.

ricordibellissimi #1999

primavera in #burcina

#Vitamia

Oggi ho buttato un body intimo che usavo come sottogiacca. Erano anni che era lì nel cassetto. Ho ricominciato ad indossarlo poco prima dell’inizio pandemia. Alla fine il pizzo si è rovinato e quando me ne sono accorta, non nascondo che ho pianto. Doverne disfarmi mi fa stare veramente male. Non significa essere legati alla materia ma ai ricordi che la stessa evoca e riscalda l’anima. Mi ricorda un periodo bello della mia vita da giovine.

Si proprio giovine.

Ricordo quando l’ho indossato sotto la giacca di Dior ( la bar jacket) e pantaloni di Genny e sopra il soprabito di MaxMara. Lo sapete che non indosso più queste belle cose? O per lo meno con il tempo ne ho comprato sempre di meno.

E pensare che quando ero all’università mettevo i soldi da parte per comprarne sempre di più e di certo il loro prezzo non era paragonabile a quello attuale. Erano gli anni ‘80, era iniziata da poco la moda delle grandi firme e io seguivo i giornali di moda e cercavo di imitarne i modelli.

Beata gioventù che “fugge tuttavia”…! La bar jacket di Dior un’icona della moda.

#vitamia

Mercoledì è morta una cugina, era tra le più grandi. Me la ricordo quando da piccola veniva a passare le vacanze da noi come ospite quasi tutto il mese di agosto insieme ai suoi genitori. Mi ricordo pure che in casa mia facevano i saputelli perché venivano dal nord.
Ne hanno mangiato di parmigiana, melanzane ripiene, pipi, e quant’altro. Naturalmente loro al mare e mia mamma a spadellare. Un attimo almeno mi ci portavano. Di mia zia ( sorella di mio padre) ricordo che andava avanti e indietro ciondolando le braccia.
Mio zio obeso stava seduto sotto il portico e da lì dirigeva i lavori, soprattutto noi nipoti più piccoli. Mio padre lavorando era via tutto il giorno. Le mie due cugine, Carmen e Maria hanno trascorso le estati da noi fino a quando non si sono fidanzate, ricordo così.
È capitato poi qualche altra volta ma ormai io ero grande e non mi curavo più di loro. Quando mi sono fidanzata al nord la signora Carmen era contrariata della mia scelta e addirittura, dal momento che il padre di mio marito e la sua seconda moglie, erano culo e camicia con lei,
sarei stata io ad aver fatto del male a loro e che quindi avrei dovuto pensarci bene a cosa avrei fatto. È comunque venuta al matrimonio. Quando abbiamo avuto la prima figlia è venuta a a curiosare a casa nostra e anche quando andammo nella nuova casa.
Una volta che sono passata a salutarla insistette che restassimo a cena: due toast ci fece! Sono passati anni da quel Natale che ci sentimmo per farci gli auguri. Era ritornata sul vecchio discorso e sulla mia scelta. Sua figlia si era sposata da poco e non ce l’ho più fatta:
“ pensa se al matrimonio di tua figlia non sarebbero venuti i tuoi consuoceri, come ti saresti sentita?” Li finirono i nostri colloqui. Addirittura al funerale di mia zia ebbe il coraggio di cacciarmi. Nel giro di un anno mori suo marito, lei non stette più bene. È morta
Ultima chicca: ha lasciato detto alle figlie che io non avrei dovuto sapere della sua morte!
🤷‍♀️.
Buon viaggio Carmen, forse ora il tuo animo troverà pace!

Graziella Rulli

#vitamia

Caro collega addio.
Questa foto è bellissima.
Bello il tuo sorriso.
Bello il sorriso delle ragazze.
Un sorriso che non da da pensare
Ad una fine, ad un addio.
Eppure il #COVID ti ha portato via.
Ci ha privato della tua compagnia,
Della tua ironia,
Della tua simpatia.
La tua, la nostra voglia di fare, di essere medico, sembra svanire in questi episodi amareggianti.
Invece, da questi eventi, traiamo la forza,
Il coraggio di fare meglio e sempre di più.
Perché il tuo dare, il tuo fare, il tuo essere,
Non vada invano perso

#vitamia

Abbiamo cercato in tutti i modi di combattere questo mostro. È ormai da marzo che seguiamo i nostri pazienti positivi per evitare di mandarli in ospedale. Abbiamo applicato le terapia possibili e terapie che sono state ritenute non efficace. Dapprima gli antinfiammatori che poi sono stati bannati. La Tachipirina ancora va bene. Poi abbiamo iniziato con idrossiclorochina che nella seconda ondata non abbiamo più usato perché si è vista inefficace. Quindi abbiamo visto l’effetto della trozocina e del cortisone, ottimo. Inoltre abbiamo anche curato con eparina per evitare la formazione di trombi. Ora ecco che si svegliano e stilano il nuovo protocollo di terapia: no antinfiammatori, no antibiotici, cortisone e eparina solo in ospedale in fase avanzata. Dico ma ci siamo o lo famo? 

Avete letto le Nuove linee guida per curare i positivi #COVID__19 . È assurdo! Io curo poi quando arriverà la procura vedremo!

Hanno rinnegato ciò che avevano ipotizzato ieri

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/14/cure-anti-covid-a-casa-pronte-le-prime-linee-guida-dalleparina-alle-vitamine-cose-consigliato-e-cosa-no/6003657/

#vitamia

È così anche oggi ho provato a curare a casa.

All’inizio sembra una leggera sintomatologia e sembra curabile con una terapia banale. Il paziente non soffre, ha pochi sintomi, sembra rispondere, sembra migliorare, poi ecco che la situazione precipita e non ci si rende conto che si va verso una discesa dalla quale sembrerebbe facile risalire, proseguendo cin una terapia più forte. Poi assale la paura di entrare in ospedale e di restare soli e di non rivedere i propri cari. Fino ad ora si accompagnava il parente, le si teneva stretta la mano, lo si consolava. Ed ecco questa strana patologia che prende e allontana e isola dai propri affetti.

Ecco la nostra incapacità, la nostra nullità difronte a questa cosa invisibile!

Ricevo alle 20,40 questa mail